Miracolo a S.Anna


E così ci siamo visti pure il Miracolo a Sant’Anna. Un film mediocre di un autore sicuramente sopravvalutato da molta critica, che già nel suo film su Malcom X aveva confezionato un prodotto simile a questo per noia, pedanteria, indubbie intenzioni pedagogiche e verbosità. Non una pellicola di genere ma la contaminazione di molti generi: favola barocca, meló, film a tesi, film storico militare, splatter con echi di western e lontane reminiscenze degli slums di Brooklin. In definitiva un polpettone ben confezionato ma indigesto, pieno di abusati stereotipi, con alcuni ingredienti buoni (una fotografia di grande impatto emotivo che usa sapientemente primo piano e dettaglio, bravi attori e un bel commento musicale) e molti cattivi. Manca un semplice e trascurabile dettaglio: la storia, intesa sia come narrazione sia come attinenza alle vicende passate.

Qui lo sfregio alla Resistenza, e alle popolazioni contadine toscane che per appoggiarla e sostenerla pagarono il prezzo enorme di più di duemila vittime, c’è e si vede, al di là della solita formuletta ricorrente circa il prodotto dell’immaginazione e le vicende reali. Gli addetti a produzione e regia sanno benissimo, infatti, che alla fine della proiezione resteranno impresse nella mente dello spettatore non quelle due righe rituali, ma le immagini del partigiano traditore che non c’è mai stato o quelle, mancanti, dei fascisti, che invece erano proprio lì per dare una mano agli assassini. Il regista ha spettacolarizzato l’evento, certamente ad usum TV, tacendo il fatto che la colonna delle SS comandata dal maggiore Walter Reder (il monco), tra l’agosto e l’ottobre del 1944 cominciò il suo programma di lavoro a Sant’Anna e lo finì a Marzabotto, lasciando dietro di sé una scia di paesi bruciati e circa tremila vittime. Tutto il contrario cioè della verità fattuale definitiva, sancita tanto sul piano storico quanto su quello giudiziario (sentenza di Cassazione del 2007) sulla base di documenti e testimonianze anche di parte tedesca.

Ma forse il sig. Spike, come un qualsiasi Violante o La Russa, mostra le sue reali intenzioni quando fa dire al capo partigiano impersonato da Favino “…Tu credi che il Signore, quando noi andremo di là, ci chiederà di fargli vedere una tessera per dirci dopo: tu entri perché sei stato con quelli e tu non entri perché sei stato con quegli altri?”.

Peccato che la regione Toscana, con altre istituzioni, sia stata tanto provinciale da non avere mosso alcuna critica a questo prodotto culturale (sic!) che non rende certo onore alla sua povera e generosa gente delle montagne, ultima erede del Rinascimento, che tanto diede e dà alla sua terra.

Siamo proprio ridotti male. Una volta gli americani producevano film più o meno di questo tipo che si chiamavano Attack, I giovani leoni, La croce di ferro; i registi erano Aldrich, Dmytryk, Peckinpah; gli attori Palance, Brando, James Coburn. Oggi siamo in crisi e ci dobbiamo accontentare del signor Lee.