Il Miracolo di San Spike


Caro Spike,
chi ti scrive è tuo ammiratore così sincero e da così tanto tempo (dall’epoca di “Lola Darling”) da permettersi di chiamarti per nome.
Ho seguito con interesse le polemiche intorno al tuo ultimo film, Il miracolo di Sant’Anna, sia come fan che come cittadino cosciente del passato del proprio paese. In questo frangente ho sempre criticato - comunque - chi ha scritto del tuo film senza averlo visto. Quella è una operazione veramente spregevole.
Detto questo, dirò anche che un’opera dell’ingegno è - e deve - restare “libera” di dire ciò che vuole (si chiama libertà di espressione, ma in Italia per quanto sancita dalla Costituzione non sappiamo bene cosa sia) ma che può essere criticata, ora che finalmente ho visto il film.

Quest’ultima opera mi sembra nettamente la più infelice della tua produzione, un film inutilmente lungo, stanco, noioso e inconcludente. Mi sono trovato di fronte a un pasticcio imbarazzante, una sceneggiatura che non si capiva dove volesse andare a parare, un’orgia di temi accennati e mai sviluppati e quindi velocemente ridicolizzati e ridotti al rango di luoghi comuni. Fra questi, quelli più insistiti e mai approfonditi facevano letteralmente a cazzotti fra di loro (il tema della guerra, quello del sovrannaturale tipo “Sesto senso” e quello dell’amicizia fra il bambino e il gigante buono).

Riguardo al motivo della polemica - l’invenzione ad uso narrativo della figura del partigiano traditore non corrispondente a verità storica - che dire? Mi sembra l’ennesima gaffe della sceneggiatura, che offende chi crede nel valore della memoria e i familiari delle vittime che vedranno la loro tragedia trasformata in un racconto fasullo e stravolto nei suoi fondamenti storici, per di più moltiplicata all’infinito dalla catena dei negozi Blockbuster per i clienti di tutto il mondo. Così è la globalizzazione.

Caro Spike, se ti devo dire tutta la verità, c’è stata un’altra cosa che mi ha fatto ancora più male dell’invenzione di un partigiano traditore ed è la cartolina sbrigativa e riduttiva che hai fatto dell’orrore della preparazione e dell’esecuzione della strage. In un prodotto del cinema americano in cui tutto è colossal e legato a numeri ridondanti, in cui un film da 50 milioni di dollari è considerato a medio budget, vedere la scena della più tremenda delle stragi nazi-fasciste girata con un’ottantina di comparse è stato avvilente.
Non c’è niente, nelle scene del tuo film del lavoro fisico che costò agli aguzzini ammazzare 540 persone fra vecchi, donne e bambini.
Non c’è niente dell’improvvisato divertimento di tirare in aria i neonati trasformati in bersagli di un orrendo tiro al piattello.
E non c’è niente del fatto che alcuni di questi assassini fossero soldati italiani dell’esercito fascista della Repubblica di Salò, ancora oggi osannata negli stadi di tutta Italia sotto lo sguardo beota delle autorità. Ma questa non è colpa tua.

Insomma, caro Spike, sei riuscito in un vero miracolo al contrario, trasformare lo straziante immaginario di una delle più tremende pagine della storia d’Italia nello sfondo mal tratteggiato di una sgangherata vicenda di soldati neri alcuni dei quali si atteggiano come i rapper di Mtv parlando con una contadina (Valentina Cervi) di uno sperduto paesino nella montagna toscana del 1944 che per chiamare il capo dice “boss”.

Ho detto tutto.
Al prossimo miracolo, confidando in uno sforzo maggiore.
Con affetto
Andrea Marzi
Consigliere regionale A.n.p.i. Marche