EDITORIALE - 1


C’era una volta Adolf Hitler. Nel 1923 fu arrestato e imprigionato per un ridicolo tentativo di colpo di stato che, naturalmente, era andato a bagasce. In galera scrisse il suo “capolavoro” Mein Kampf, nel quale teorizzava la necessità del Lebensraum (spazio vitale), necessario per fare grande la Patria Tedesca. E, poiché c’erano frammenti di etnia germanica sparsi un po’ per tutta l’Europa, asseriva che “Là dove c’è un tedesco sta la Germania”. Dieci anni più tardi andò democraticamente al potere, dopodiché, quasi con cadenza annuale, cominciò a cercare (e a creare) qualche casus belli per andare in soccorso delle varie popolazioni germaniche piangenti sotto il tallone di ferro dell’oppressore. Con questo sistema, nel giro di pochi anni, inglobò nel territorio del III Reich la Saar, l’Austria, la Cecoslovacchia e infine, nel 1939, la Polonia.
Le potenze democratiche vincitrici della prima Grande Guerra lo lasciavano fare. Per loro, invece, valeva la teoria dell’appeasement, vale a dire “Diamogli quello che chiede, tanto alla fine starà buono”. Invece andò come sappiamo.

Il governo Berlusconi 4 non ha aspettato molto per creare il suo casus belli. E’ stato sufficiente che uno dei suoi più strenui oppositori, Marco Travaglio, riferisse in TV cose vere, apparse su libri e giornali, per scatenare richieste di riforma e di controllo più stretto delle trasmissioni. Il peggio è che il Partito Democratico, quasi all’unanimità, in concreto si è allineato a quelle stesse posizioni.
Perché l’ha fatto? Per dividere qualche sediòlo con il governo? Per mettere la sordina alla c.d. “antipolitica” di cui Travaglio è uno dei massimi sostenitori? Per porre machiavellicamente in cattiva luce il destra-centro sulla libertà di stampa?

Questo, stando semplicemente al fatto, ci sembra un esempio evidente di appeasement, una ricerca di vita tranquilla, di ordinario tran tran, di intese bipartisan, di legittimazione a governare la prossima volta, di benedizione da parte di un’italianità media impaurita e attaccata alla roba (poca), razzista e politicamente più vicina alla cecità che alla miopia. Il risultato, in tal caso, non potrà che favorire la destra, che tali posizioni ha sempre enunciato senza sfumature. In più non ha mai abiurato il fascismo, avendo anzi rafforzato ulteriormente la sua cultura di legge e ordine, repressione e tolleranza zero da usarsi non già contro tutti i cittadini, ma solo contro i più deboli e sfavoriti: migranti, rom, giovani dei centri sociali, disoccupati, omo e homeless, anziani e fasce di reddito inferiori. Della serie, “Chi non salta comunista è”, oppure “Verona è nera – l’Italia lo sarà”.

Per la qual cosa l’ANPI, con le sue poche forze e con quelli che vorranno affiancarla, ripropone oggi come non mai la necessità di una lotta antifascista. Non contro le camicie nere, ma contro quei doppiopetto blu che troppo spesso, da oggi in avanti, vedremo in tutte le televisioni. Sono loro il nuovo fascismo.